I GIORNO
Lo scopo di questa uscita e' di conoscere meglio la zona nord del Pasubio, che ci e' meno familiare, con un percorso ad anello dal Rif.Lancia fino ai "Denti" per esplorare i resti delle trincee e gallerie della Grande Guerra.
Per questo torniamo al Rif Lancia in un bel pomeriggio di settembre.
Lasciamo l'auto al parcheggio in zona Mga Cheserle e risaliamo la comoda strada sterrata che porta all'Alpe Pozza.
Il sole e' ancora caldo e nella valletta c'e' un aria un po' pesante, ma presto le ombre si allungano e comincia a soffiare una leggera brezza. E' comunque una breve passeggiata che ci serve x scogliere un po' la ruggine x l'indomani.
Il rifugio non e' per niente affollato Ci sono lavori in corso ma non recano alcun disagio.
Le camerate sono confortevoli ed i bagni, nuovi di zecca, sono ben puliti.
Prima di cenare ci godiamo uno splenddo tramonto dalla terrazza.
La cena e' abbondante e gustosa e la serata passa nel solito clima pacato ma allegro da rifugio.
II GIORNO
La mattina si annuncia positiva con un bel cielo limpido.
Dopo la colazione e la foto di rito siamo pronti per partire.
Imbocchiamo il facile sent.n. 102 che parte dal piazzale del rifugio e si inoltra tra i mughi in direzione di Bocchetta Delle Corde (m.1900 ca).
Qui il sent.n 102 prosegue a dx in verso Bocchetta Foxi mentre noi giriamo a sx imboccando il sent.n.105.
La segnaletica e' buona, inoltre questo tratto coincide con il Sentiero Eurpeo E5.
Con qualche tornantino raggiungiamo le pendici del Roite in uno spiazzo a quota 2000 m. ca.
Il posto e' panoramico ma decisamente ventoso. Inoltre la foschia riduce molto la visibilita': si intravede appena il gruppo del Brenta.
Ci lasciamo alle spalle l'Alpe Pozza e aggiriamo il versante ovest del Roite, che sprofonda nella Vallarsa con il Corno Battisti a fare da contrafforte.
Si giunge quindi nel versante dell'Alpe Cosmagnon e si procede in leggera salita atrraversando la ripida costa ghiaiosa del Roite.
Il vicino massiccio del Carega e' ancora visibile ma presto anch'esso sparira' nella foschia sempre piu' fitta.
Giunti alla forcella del Roite (m.2095) cominciano le esplorazioni di trincee, gallerie e posti di ricovero.
Inoltre e' facile vedere vario materiale che affiora dal terreno: schegge di tutti i tipi, pallini, resti di proiettili di varie misure.
Se uno volesse potrebbe portarsi a casa chili di ferro e piombo.
Noi preferiamo l'usanza di chi, rispettando questi luoghi e la memoria di chi e' caduto, raccoglie questo materiale in qualche punto significativo; per es. accanto ad una croce, una lapide o anche su un sasso in vista.
Aggiriamo quindi anche il Piccolo Roite, sempre per il sentiero 105, fino ad arrivare ad un'altra selletta (m.2081) e quindi al Dente Austriaco.
Si sale costeggiando delle profonde trincee, ancora ben conservate, fino alla zona monumentale ed alla croce (m.2203).
Da quassu' si puo' constatare la desolazione di questi luoghi. I pianori circostanti sono brulli e solcati da ferite profonde.
Basta poi avanzare ancora un po' in direzione sud, verso la Selletta dei Denti, per rimanere sconcertati dalla visione del Dente Italiano o meglio, di quel che ne resta.
La tremenda esplosione della mina del 13/03/1918 ha lasciato un'ammasso di macerie, e tutto e' rimasto inalterato fino ad oggi.
Il Dente Austriaco invece e' quasi intatto ed e' in gran parte visitabile, con la dovuta CAUTELA: l'importante e' non perdere l'orientamento, memorizzando bene ogni incrocio. Inoltre e' consigliato l'uso del caschetto (lo "spigolo maledetto" e' sempre in agguato) e la pila frontale per avere le mani libere. L'ingresso e' sul fondo della lunga trincea cementata, in corrispondenza di una tabella gialla.
Dopo un'approfindita visita alle gallerie facciamo una sosta pranzo ascoltando i racconti del nostro "esperto" sulle vicende di questi luoghi.
E' tempo di rincamminarci. Scendiamo alla Selletta dei Denti e pieghiamo a sx. in direzione del sent.n.120 che sara' la ns. via di rientro.
Invece di fare il giro x la Chiesetta Votiva (che abbiamo gia' visitato in altre occasioni) tagliamo per alcune cimette senza nome sulle quali delle tabelle gialle indicano la quota e l'appellativo che le nostre truppe davano a questi cocuzzoli: "Ferro di Cavallo", "Cappello di Carabiniere", "Colle dei Morti", etc.)
Ci raccordiamo con il sent.120 in prossimita delle "Sette Croci" (m.2070 ca) e svoltiamo a sx.
Superiamo varie sellette e dopo aver lasciato sulla dx la M.ga Buse Bistorte si continua quasi in quota con leggeri saliscendi.
Il paesaggio qui e' caratterizzato da profondi solchi calcarei immersi nel verde dei mughi.
L'ultima salita e' la Selletta Est di Campiluzzi (m.2002).
Siamo di nuovo nel versante dell'Alpe Pozza e riappare il morbido profilo del Col Santo.
Siamo in giro da un bel po' di ore e la stanchezza comincia ad affiorare ma ormai e' solo una tranquilla passeggiata fino al Rif.Lancia e quindi alla M.ga Cheserle.
Accesso:
Da Rovereto centro seguire le indicazioni x Vallarsa - San Colombano. In corrispondenza dell'eremo girare a sx x Giazzera.
Oltrepassato Giazzera si puo' parchceggiare dove finisce la strada asfaltata o proseguire x sterrato fino all'alpe di Mga Cheserle (vari parcheggi).